Pigri Pomeriggi

L’estate è ormai alle porte, le ore del sole, in cui percorre il suo arco, si dilatano di giorno in giorno; il tepore della brezza aumenta come un caldo infuso; il cicalare e lo stormire tra le fronde, scandisce la fine del mattino dall’inizio del primo pomeriggio. Piano piano, le calde tisane, vengono sostituite da gustosi gelati ristoratori o da rinfrescanti tè freddi; iniziano ad ammutolirsi le ore dove il sole è al suo massimo fulgore e prendono ad animarsi quelle in cui si addopera a decadere. Sul far della sera, tra gli ambrati riflessi del tramonto, (per chi ne è amante) si può godere delle prime passeggiate silenziose tra le deserte strade del paese. L’ora della cena, accomuna tutti i compaesani e fa calare i viottoli e le strade principali, in percorsi silenziosi e profumati di oleandri in fiore. Dalle finestre aperte, si sentono tintinnare piatti e posate, brusii di conversazioni ed echi di televisori accesi, mentre, come improvvisi compagni, si sente il puntuale gracchiare di meravigliosi stormi di fenicotteri che, all’imbrunire, attraversano i cieli di questi silenti paesi e ci si ritrova col naso all’insù, come gioviali bambini, nell’attesa del loro allegro attraversamento.

E’ in queste giornate assolate e ritmicamente lente che, ora, mi perdo tra folti libri e mi abbandono su di essi come fossero un morbido guanciale. Mi lascio cullare dalle loro storie suadenti, dal loro profumo inebriante e dalla loro magistrale compagnia. Ora è così, ma “prima”? Com’era quando ero più piccola per apprezzarne il gusto? Lo ricordo come se fosse ieri!

Rimanevo tra le fresche mura della casa dei nonni materni. Per gran parte della mia infanzia e nei primi anni dell’adolescenza, trascorsi la mia vita tra quelle mura. All’epoca, non esistevano i climatizzatori per i privati e si doveva trovare ristoro tra schiere di ventilatori, eleganti ventagli o, come Indiana Jones, si andava alla ricerca di una brezza perduta. La struttura della casa dei miei nonni, era abbastanza felice da permettere una continua corrente di aria fresca; le finestre erano, per la maggior parte, a sud e a nord e solo un paio davano a est e ovest (a ovest vi si trovava la porta finestra che conduceva al grande terrazzo), per cui, l’aria lieve e ristoratrice attraversava tutta la casa.

Mi piaceva giocare per ore con le bambole o apprendere le nozioni di cucito impartite da mia nonna. Lei, era una sarta “vecchio stampo”: giornali di modellini risalenti agli anni ’50, cataloghi di “Postalmarket” da cui studiare le linee della nuova moda, pile di carta velina bianca da cui ritagliare gli abbozzi che sarebbero serviti a creare le sagome dei futuri vestiti, stoffe sapientemente adagiate sul tavolo in balia di continue misurazioni e impunture di spilli dalla capocchia colorata, gessi per marcare sparsi qua e là, una bobina di filo di cotone grezzo e un ago sempre infilato per imbastire i tessuti e apportare le dovute migliorie e, l’immancabile, ronzio del motore della sua Singer del ’37 laccata di nero e marchiata in foglia d’oro (quello non era un modello che nasceva a motore, ma a pedale e fu grazie a mio zio che appose un motore sul retro che ne permise il funzionamento elettrico).

Un appuntamento immancabile, era quello con una trasmissione per bambini sui canali Mediaset (l’allora Fininvest). Alle sedici, iniziava il primo appuntamento con i cartoni animati del pomeriggio da cui ne susseguivano altri due e, con la conclusione dell’appuntamento giornaliero del programma, aveva inizio il giro degli amichetti che venivano radunati fuori e con cui si giocava fino all’ora di cena.

Quei pomeriggi, iniziavano con il profumo secco dei tessuti cuciti, proseguivano con il gusto dolce e sublime dei panini con la crema di nocciole e finivano, spesso, con l’odore acre del disinfettante per ferite che, immancabilmente, veniva posto sulle innumerevoli sbucciature causate da rovinose cadute, la cui colpa, era da attribuirsi al furore del ritmo di gioco tra risate e lacrime dei compagni di avventure.

Sento ancora tutto questo come se fosse accaduto poco fa, poco prima che mi mettessi a scrivere questi deliranti articoli, eppure, mi rendo conto di quanto tutto questo non esista già più.

Al fresco riparo infantile, si sostituisce una stanza artificialmente ventilata. All’istruttivo intrattenimento della nonna, si scambia un libro a volte culturale a volte volitivo. Al dolce gusto della merenda, un aspro gusto di caffè e, dei giochi in cortile, ci si ritrova con un passaggio veloce sulle pagine di Facebook tramite il proprio smartphone.

D.

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Autore: labottegasilenziosa

Amo tante cose, sopratutto la fotografia, la lettura, la scrittura e i miei ricordi.

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